una visita da…

E’ Lunedi, partenza di buon ora, mi infilo dopo una quarantina di minuti, complice l’attraversamento della città nell’ora di punta, in autostrada e via, direzione Trento una bella giornata di sole mi accompagna, uscito dal casello prendo subito la direzione Val Sugana. Passate un paio di gallerie comincio a gustarmi il panorama il Lago di Caldonazzo, le montagne che circondano la valle e poi dopo una trentina di chilometri raggiungo MARTER, ci metto poco a trovare la via e dopo aver cercato una cartello che ne indicasse il nome di quello che cercavo, che non c’è, chiedo ad un tizio su un carrello elevatore sucui stava lavorando  e lui mi indica l’ingresso sul retro di un fabbricato,… lo trovi li mi dice,  dove c’è un fuoristrada nero…

Parcheggio vicino il piazzale e subito mi infilo nella porta che trovo di fianco al fuoristrada, suono e mi viene ad aprire lui, Dario in t-shirt rossa  un saluto, una stretta di mano mi presento, già lo avevo contattato via mail, una voce dalla stanza attigua , l’officina, lo chiamano e mentre aspetto il suo ritorno Jack un cagnolone li avanti sdraiato mi viene incontro e mi annusa giusto per fare conoscenza pure lui, intanto L’occhio coglie nel frattempo le varie bici presenti nella stanza, in un angolo sotto un finestrone appena entrati scorgo  una Milani (il suocero…) e un’altra che non ho visto bene ….poi varie suo creazioni sparsi intorno, poster e ritagli di vecchie riviste di musica rock, la voce proveniente da una radio accesa in una  stanza attigua mi intrattiene, alcune pompe da officina con i tubi colorati nel suo classico modo in cui dipinge i telai (sono le Silca che avevo giusto visto sul web qualche giorno prima…).

Dario ritorna e mi fa accomodare sul divano nero di fronte al suo, diviso da un tavolino ricolmo di oggetti sparsi vari fra cui un posacenere, cd di musica, riviste, altre cose che non focalizzo… Dario si accende una sigaretta e da li prende il via  una bella chiaccherata sul cosa cerco, o meglio su cosa vorrei avere da lui, insomma il tutto in un’atmosfera tranquilla senza barriere di ogni sorta,  mi sento subito a mio agio, mi pare di averlo sempre conosciuto, insomma un’amico di vecchia data…poi in quel intercalare italiano-veneto…favoloso! Vorrei una bici da pista gli dico,  gli occhi di Dario  si illuminano un attimo…è un po’ che non ne faccio  mi fa…comincio subito dal colore…mossa sbagliata e si che lo sapevo…, me lo fa notare subito dicendomi il colore lo vediamo poi alla fine…gli parlo della bici che ho visto in b/n sul tuo sito, quella dove ci sei tu in giardino con la bici…ecco quella, gli dico.

Subito mi risponde… una Luigino un mio classico…io non sapevo che tipologia di telai adottasse sui pista, pensavo non ne parlasse…si lo so non sono tanto ferrato sulle tubazioni che usa nelle sue creazioni, o meglio so che usa tubazioni Columbus, ma poi …bhò! guardo troppo il colore, la forma e non la sostanza…io mi fido sempre ciecamente, lascio questo punto basilare all’artigiano.

Si lo so…non è proprio la cosa da farsi, ma che farci io sono cosi…gli parlo dello schema  Faema  rosso con fascia bianca, lui mi fa, si ma troppo usato, invece  il Molteni …un’altra cosa, ci alziamo e  andiamo a vedere il colore  da lui rivisitato, infatti l’arancione del vecchio telaio appartenuto alla gloriosa squadra che iniziò nel 1958 per chiudere nel 1976 come Molteni-Campagnolo, più sbiavido altri colori, altri tempi ora non regge il confronto con questo, insomma mi piace un sacco!

Ci portiamo nella zona dove sono accatastati alcuni telai dipinti e dalla rastrelliera che è in alto, ne tira giù uno un Luigino da strada un classico di Dario (…apprenticed with master builder Luigino Milani come recita wikipedia) poi con quella  livrea…un bel aranciato metallizzato con banda blu, mi piace troppo, lo fissa in morsa, toglie un poco di polvere con le mani dai tubi e ci scappa una foto…tieni conto mi fa, che poi sarà più pulito senza i vari ferma cavi esterni, i buchi con i supporti per il fissaggio della borraccia, poi naturalmente nuovi forcellini inox da pista.

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Ritorniamo nel salotto e continuiamo a chiaccherare del più e del meno, di come sia difficile continuare ad essere telaista in Italia, di come le cose siano precipitate e di come noi italiani amiamo  farci del male, di come ci siam lasciati scappare il futuro della telaistica qui da noi complice l’avvento del carbonio sottovalutato, dai nostrani marchi (attenzione che questi non scherzano…) e infatti….Carbonio avanti tutta acciaio relegato a nulla o quasi, ma con l’effetto che la gente ha cominciato a comperare più biciclette, il mercato a iniziato a volare…

Mi chiede da dove vengo, conosce bene la zona a sud dove confina Verona con Mantova, infatti ha iniziato da Verona la sua storia a bottega da suocero…poi visto che sono alla ricerca di un telaio da pista e che a Montichiari lo porterò a girare mi chiede tutto sul luogo, lunghezza pista, se le curve son belle in pendenza e mi fai ci vai alla balustra?  emm io… no!, ciò paura rimango sulla riga rossa…sigh….e poi il problema non è salir lassù ma poi quando scendi che vedi il telaio come lavora…la forcella,  se è completamente ricoperto e se è frequentato e io gli dico che diversi amatori alla sera e alla domenica girano anche un cento e più bici girano su quell’anello… gli dico del freno che ci ho piazzato sulla bici che ho ora da pista e che ci giro pure su strada….mi guarda perplesso…e continua nella sua spiegazione, che una geometria da pista non è certo quella di un telaio fixed dove girarci in strada fra buche e tombini…quindi due cose diverse e ben distinte. Lo incalzo con il fatto è anche per la differenza di lunghezza del carro posteriore? più corto gli dico (… quanto son ignorante e si che osservo, leggo, mi informo, guardo…che cazzo guardo?….cosa leggo?…) no, no son lunghi uguali è la forcella, l’angolo…e poi ma il carro lo vuoi cromato? e io… si, no ?!….non ci avevo pensato a quel particolare, ma poi…si rovina con la catena che sbatte…. sulla vernice,  andrebbe cromato, certo che di cromatori bravi non ci son più, c’è qualcuno che ancora le fa , ma per roba di mobili….ascolta mi fa ci sarebbero quelle pellicole che trovi dietro le vetrine dei negozi…io nel frattempo cerco di far mente locale alle vetrine?!…penso fra me e me annuendo…come un ebete, perchè ancora non capisco…. penso alle vetrine dei negozi di bici e mi vedo le pellicole dietro…!!??  mente annebbiata….credo  lo intuisca e precisa,  son quelle pellicole che mettono appiccicate al vetro cosi quando dal le mazzate trattengono il tutto…ora ho capito! le ho recuperate da qualche parte ed ora le uso io….Perfetto siamo a posto allora.

Diciamo che il fixed ha rilanciato la passione della bicicletta ha fatto breccia in una parte degli amanti delle due ruote ed ha aperto le porte ad altri che in questa disciplina, si son trovati, certo in sicurezza deve essere fatto il tutto come mi dice Dario, va bene lo scatto fisso anche in strada …annuisco. oppure quando da noi c’è stata complice l’austerity negli anni 70…

Altra sigaretta e via con altri frammenti, di quanti telaisti italiani son rimasti ad esempio, saranno 5  mi dice Dario, uno è Mattia nei dintorni di Brescia  gli  rispondo e lui mi fa, no ora se ne è andato a Barcellona… e mi ricorda di come negli Usa ci saranno circa 200 realtà locali di artigiani telaisti….un’altro mondo, un’altra mentalità, hanno saputo creare tutto un movimento, hanno attinto dappertutto, Perche’ son vecchio ma ci andrei pure io all’estero….qua’ non si può andar avanti…annuisco, chissà se ce la faremo…ci guardiamo entrambi…

Mi racconta del suo importatore in South Carolina che qualche anno fa gli richiedeva 2-3 telai all’anno mentre ora saranno una ventina e più complice il fatto che nel bel mezzo del nulla, non siamo a New York, ha costruito un velodromo in cemento con pista da 250m  con tanto di curve in pendenza, dove  hanno cominciato ad affollare l’impianto, con duecento  bici a noleggio…negozi e strutture attinenti allo sport insomma una cosa fatta come si deve, come andrebbe fatta. Ma non è finita qui, poi hanno costruito un anello per l’xc dedicato alle mtb di 14km e un sezione dedicata alle bmx….praticamente una folla di gente confluisce qui e anima il tutto, enorme incremento dei ragazzini che convergono al ciclismo e quà da noi?….

Qui da noi dimentichiamo il nostro passato, se è italiano dobbiamo distruggerlo… se parli con uno straniero sa morte e miracoli dei nostri ciclisti di un tempo, delle nostre corse, sa pure quanti peli avevano sul culo!…. dice Dario.

Ci alziamo e mi dice ora prendiamo ste misure, aiutato da Pietro, lui lo chiama Pero,  recupera velocemente quanto gli serve e annota tutto sulla scheda, mi chiede che numero di scarpe porto, che pedali uso…

Ci risiediamo e ancora parliamo, io che sono uno tipo o nero o bianco, senza vie di mezzo o per lo meno con pochissimi toni di grigio….mi lancio in un disfattistico  italiano medio,….peccato a come siamo ridotti dopo il fasto di un tempo ora tutto viene dall’estremo oriente, mi sto’ riferendo ai telai, ma lui mi dice guarda che ci sono buoni telai che arrivano pure da li…( sul momento la mia mente ancora annebbiata, è ciclica sta cosa… pensa ai cinesi, non ho il coraggio di chiedergli chi? un mio limite mentale, penso sempre: magari si offende se chiedo chi sono, come a voler dire allora non ti interessano  i miei di telai?  quanto son coglione… ma perchè penso stè cose? al massimo mi manda a quel paese in veneto.. e ci facciamo due risate noo?,ora a casa a distanza di qualche giorno metto a fuoco  e mi dico Nagasawa! e magari altri ancora, cosi avrei imparato una cosa in più, ecco cosa mi avrebbe detto…)

Sul fatto carbonio l’avvento dei grandi marchi ha dato una notevole spinta alla diffusione della bici e alle geometrie, certo ora tutto è più semplice, un tempo quando un figlio voleva una bici da corsa, in casa era una festa, cera la preparazione all’evento, la ricerca della stessa nelle varie botteghe cera un’ attenzione in piu’ verso gli artigiani, era importante era un ‘oggetto unico come l’orologio del nonno che veniva tramandato…tutto ruotava attorno a questo evento ora invece è tutto più facile, si ha tutto subito…gli racconto di quando sono andato personalmente da Colnago, Paolino perchè Ernesto faceva altro …. a Cambiago, quando ancora stava nella vecchia villetta e si entrava dal sotto, dal garage….annuisce, era l’attesa il momento più bello, vai da chi poi ti crea il tuo gioiello e  lo aspetti…

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Io vorrei restare tutta la giornata ma so che sarei invadente, anche perche’  ero appena entrato nel suo mondo e conoscendomi sarei li tutti i giorni, ad ammirare, a far domande a star li ad ascoltare qualsiasi cosa dica….non sono uno di grandi parole lo so…, ma quando uno come Dario apre il suo “libro” ad altri e lo racconta, beh come si fa ad non rimanerne catturati…a rimanere ad ascoltare ore e ore? meno male che son distante….

Bene un giro veloce nell’officina scatto due tre foto, una la voglio di  Dario, a mi? mi dice, io si, … “si vede la pansa,  speta che si che tiro indrio la pansa!”

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Saluto e ringrazio per la bella conversazione,…grazie ancora Dario!

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